#. Sala conferenze della Biblioteca Comunale dal 15 al 31 gennaio 2010
Mostra:
“Divenire-2000-2010: scorci e sensibilità nell’era del dissenso”, un percorso visivo dei 10 anni di lavoro della Compagnia Xe di teatrodanza per il progetto Abilità Differenti del Comune di San Casciano Val di Pesa ,Fi. Fotografie, video, oggetti, scenografie che documentano un passaggio importante sia a livello sociale che artistico.
Un percorso continuo. Umano. Difficile. Gratificante. Una e più azioni che hanno permesso di approfondire quello che solitamente rimane sommerso dal dolore dell’animo umano. Si è parlato di molte cose. Si è parlato di mondi fantastici, della propria soggettività, delle difficoltà, della vita, della bellezza, della guerra, della leggerezza, della morte. Si è pensato di voler cambiare il mondo attraverso l’atto nobile del mettersi in gioco in prima persona e senza intermediari. Di costruire un messaggio che volesse arrivare prima al cuore poi alla testa delle persone. Sia di chi vuole sapere sia di chi preferisce restare ignorante e lontano dalla diversità.
E’ stata proprio questa diversità che ha permesso di poterci essere insieme e fino in fondo.
Inaugurazione 15 gennaio ore 16:30, con un intervento di Stefania Guerra Lisi (Ideatrice del Metodo Globalità dei Linguaggi).
# Teatro Comunale Niccolini 23 gennaio ore 9:30/13:30
Tavola rotonda con esperti del settore sul tema:
Il potenziale terapeutico dell’arte.
Relatori: Marinella Guatterini (critico di danza e direttrice del corso di Teatrodanza presso la Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano), Ilaria Fabbri (Dirigente Settore Spettacolo e Progetti Speciali per la Cultura della Regione Toscana), Susanna Odevaine, (responsabile del Progetto Educativo “Choronde”), con interventi di Enzo Toma, Paola Palmi, Julie Ann Anzilotti e altri studiosi e professionisti del settore.
# Teatro Comunale Niccolini, sabato 23 gennaio, 21:15
Spettacolo
COMMEDIA VAGANTE - COMPAGNIA XE (San Casciano VP – FI)
Coreografia e regia : Julie Ann Anzilotti
(vai alla scheda dello spettacolo)
Lo spettacolo “Commedia vagante” è un’importante tappa del laboratorio “Personae”, tenuto da Julie Ann Anzilotti, coreografa della Compagnia di teatrodanza Xe, insieme alle educatrici Martina Ermini e Helga Maestrini, e al danzatore Luca Privitera.
Il progetto, nato nel 2000 con il sostegno e la collaborazione del Comune di San Casciano Val di Pesa e della ASL 10, porta avanti l’idea di creare occasioni d’integrazione e pari opportunità per adulti con handicap psico-fisici di età compresa fra i 18 e i 40 anni, al fine di creare momenti di socializzazione, di integrazione e di partecipazione attiva alla vita sociale. Il percorso delineato in questi dieci anni di attività si è concretizzato in un laboratorio permanente nel territorio del Comune di San Casciano V. Pesa. Il movimento interagisce con l’espressione teatrale, là dove incontra elementi comuni, costruendo un percorso dai vari obiettivi che confluiscono tutti nello sviluppo della conoscenza e consapevolezza del proprio corpo. Il Teatro di Movimento, attraverso un articolato lavoro di improvvisazione, diviene occasione di ricerca e di sviluppo non solo della sfera socio-relazionale ma anche di quella riabilitativa e terapeutica. Si approfondisce l’aspetto psicologico, motorio, culturale, creativo e drammaturgico fino ad arrivare all’autonomia del proporre e del proporsi. Un aspetto fondamentale è la gioia profonda che I ragazzi coinvolti provano nell’andare in scena di fronte ad un pubblico che è in grado di accettare e condividere le emozioni e i sogni che rappresentano. Per questo tutti quanti hanno tratto giovamento da questo laboratorio: qualcuno ha vinto la timidezza, qualcun’altro è riuscito a condividere con gli altri i suoi pensieri, altri hanno trovato più sicurezza in loro stessi, altri sono riusciti a raggiungere una sorta di autocontrollo, imparando a dominare le proprie emozioni.
Lo spettacolo “Commedia vagante”, che ha debuttato il 14 maggio 2009 al Teatro Comunale Niccolini di San Casciano V.P., è un viaggio surreale all’interno di vite fatte di sogni, di fiabe e di miti contemporanei che appartengono all’immaginario di ciascuno di noi . Personaggi misti si intrecciano, ognuno con il suo bagaglio, improvvisamente sulla scena; si conquistano la scena e spesso non dicono niente, nessuna filosofia, solo presenza. Ogni chiamata una risposta, lieve, agita, forte, sospirata. Un divenire che ci ha portati a mutare con facilità e sostanza, nello studio come nella commedia, senza strappi con la persona, con il sentimento originale. Abbiamo dato spazio ad un percorso del soggetto che esiste nell’essere, che aspetta però di nascere, in ognuno con opportunità diverse, che per gli altri diventano nuove e affascinanti. Lavorando sul desiderio, su ciò che valorizza la persona come “ IO SONO ”, senza imposizioni, permettendoci di andare ad intaccare i processi emotivi più profondi. Escludendo la semplice rappresentazione-imitazione di qualcosa o di qualcuno, ma insistendo sull’ascolto di sé e sulla rappresentazione di un desiderio proprio, intimo e personale : ognuno protagonista e attore del proprio desiderio.
Questa valorizzazione è stata data soprattutto dalla possibilità di mettere in scena una parte importante della propria vita: il voler fare, il voler essere. Così: “Io vorrei essere una principessa! Io difenderò la giustizia con i miei super poteri. Io invece cercherò i bambini sperduti e li porterò verso la felicità. Io mi sento un elefantino! A me invece piace la cioccolata e la dolcezza: io sarò.. mille strati di zucchero filato e farina. E io userò la mia pistola! L’importante è che mi diate un mantello e l’uncino. Allora io farò il gobbo e riempirò tutta la scena di ragnatele. Io spazzerò via tutto e leggerò poesie. E le mie scarpette? E le bacchette magiche? Tu sarai zucca, tu cavallo e tu cocchiere. Ma la mia parrucca? Io voglio ballare! Vedere tutti con il tutù che camminano sulle punte. A me mi sembrate tutti pazzi! Penso che vi trasformerò in circensi: mangiafuoco, l’equilibrista, il giocoliere, i clown ubriachi! Io invece sarò il direttore di un’orchesta e voi gli orchestrali. Voglio far volare tutti con le mie note!”
Così Damiano, Emanuele, Enrico, Federica, Filippo, Francesca, Julie Ann, Helga, Luca, Manola, Marco, Martina, Timmy, come condottieri sinceri cercano attraverso il gioco del teatro di conoscersi e di far conoscere. Di trasmettere quello che loro pensano del mondo o quello che vorrebbero che accadesse.
Su queste premesse nasce “Commedia Vagante” dove di vagante c’è l’orizzonte, di commedia ci sono le persone, di studio c’è la società attraverso la fiaba, il cinema, i cartoni animati, la fantasia.
In questo lavoro, e di teatro si parla, si mette in scena il divenire delle idee, non come punto di arrivo ma come processo, che necessariamente torna con riferimenti fanciulleschi ed ingenui, pur affrontando l’oggi. E’ leggero, non soffice, ma a tratti crudo proprio per la sua nudità. E dipende tutto dal trascorso e dalla memoria di ognuno di noi, e torna al pubblico come un universo presente; l’essere sopito si sveglia per accogliere la nuova prospettiva.
# Cinema-Teatro Everest, domenica 24 gennaio, ore 16:30
Spettacolo
NOI FACCIAMO I FANTASMI – COMPAGNIA TEATRANDO TEATRANDO (Greve in Chianti – FI)
Regia : Viviana Ferruzzi e Samuel Osman
Il progetto, che nasce dalla volontà di lavorare continuamente sul “sociale” e sul “contemporaneo”, unisce in stretta collaborazione due realtà del territorio fiorentino : il laboratorio Teatrando Teatrando, composto da attori portatori di handicap – punto di riferimento sul territorio di Greve in Chianti che
ha dimostrato nel tempo quanto sia fondamentale sostenere il lavoro artistico e creativo per i diversamente abili – e la Compagnia Opificio 47 (sostenuta dall’Associazione Culturale Laboratorio Amaltea), composta da un gruppo di giovani attori e non solo – che portano avanti un lavoro di ricerca sulla memoria (civile e sociale) e sul contemporaneo. Le due realtà si incontrano per sviluppare un lavoro sul testo di Luigi Pirandello “I giganti della montagna” dietro la supervisione artistica di Dimitri Frosali (regista ed attore della Compagnia Arca Azzurra Teatro di Ugo Chiti).
Con questa “nuova avventura” prendiamo in esame il testo teatrale sopra citato quale “manifesto” del Teatro dell’oggi attraverso la presenza del “diverso”, che sia questo di cultura, di sesso, di specie, di religione, d’intelletto o quant’altro. La presenza di attori diversamente abili è spunto di continua ricerca artistica ed espressiva di fondamentale importanza per la scrittura e la rappresentazione scenica dello spettacolo.
Prendendo spunto dal testo pirandelliano, metteremo insieme materiali tratti da giornali, riviste, televisione e internet che riguardano il momento socio-culturale italiano, memorie, persone ed artisti che possono condividere una messa in scena nata attraverso improvvisazioni, suggerimenti creativi, continui innesti che possano germogliare in uno spettacolo teatrale. Con un riferimento preciso al film “Cabaret” di Bob Fosse. Così ridaremo vita allo scontro fra il Teatro “eccessivo” del mago Cotrone e dei suoi “scalognati” (reietti della società e confinati “agli orli della vita”), un teatro quindi che può vivere “da solo” e fatto solo per chi lo fa, e la Compagnia della Contessa, rappresentante del Teatro “vero”, della poesia intesa come messaggio da portare agli uomini che, forse, non la meritano più o a cui non interessa più perchè “guidati” versi altri interessi. Poi ci sono i “giganti” che sono, nella nostra produzione scenica, la realtà, il tempo o in senso più ampio, i “potenti”, la società che ci governa e che, a modo suo, toglie vita alla cultura.
Infine c’è il pubblico, giudice della vicenda e di “Noi...che facciamo i fantasmi”.
# Teatro Comunale Niccolini, domenica 24 gennaio, 21:15
Spettacolo
LA STANZA VUOTA– COMPAGNIA TEATRO-HANDICAP (Mesagne – BR)
Direzione: Enzo Toma
La stanza vuota è lo spettacolo finale del laboratorio teatrale per attori diversamente abili e corso di formazione per attori, operatori sociali e culturali, tenuto dal regista Enzo Toma, pioniere del Teatro-Handicap italiano, per l’amministrazione comunale di Mesagne (BR), liberamente ispirato al libro di Qohelet. Si avvale della presenza di 17 attori e della competenza del regista, internazionalmente riconosciuto, che lavora in questo ambito da più di 25 anni.
Bisogna continuamente dotarsi di occhi nuovi, perchè ogni volta che affrontiamo qualsiasi dimensione di relazione siamo esploratori di un ignoto, che sicuramente ci farà crescere e conoscere.
Un percorso artistico è in questo senso un’occasione unica e particolare, ed il teatro fra tutti è quello che maggiormente ci mette in contatto con la struttura più intima della relazione.
Quando noi osserviamo la superficie del mare alle dieci del mattino ciò che vedremo sarà completamente diverso da quello che ci appare se la osserviamo alle tre di pomeriggio dallo stesso punto, ma allo stesso modo a parità di momento se il sole si oscura cambierà ciò che vedremo.
Questa condizione è quella che il teatro può costruire ogni volta, esso è un territorio dell’alchimia e non della chimica, è un meraviglioso laboratorio governato dalle impalpabili leggi della poesia e dell’eleganza del vivere.
Fare teatro con dei bambini, con degli attori, con portatori di handicap, con insegnanti, con dei giovani, e l’elenco potrebbe essere infinito, è una condizione ogni volta diversa, ma non perchè ci siano soggetti abilitati a fare meglio o peggio, ma perchè ogni volta che si pratica il teatro è un momento, in assoluto, diverso.
Sono convinto che il teatro non può e non deve essere un momento di dimostrazione d’abilità, ma la contrario un territorio dove delle personalità riescono a narrare una relazione, mettendo in gioco i sentimenti e la capacità insita in ognuno di esprimere poesia.
Il teatro deve usare e costruire delle professionalità dove le capacità non coincidono con l’efficienza intellettiva, ma con la possibilità di costruire percorsi che permettono a chi va in scena d’essere vero, come solo la poesia e i sentimenti possono esserlo. Quindi chiunque lo pratichi; siano dei professionisti o non, saranno sullo stesso piano e non in un confronto fra abilità, perchè saranno degli esploratori che non potranno usare il noto ma che dovranno inventarsi un modo unico e nuovo di incontrarsi. Solo così costruiremo dell’arte e praticheremo un teatro non della chiacchiera o riferito, ma agito, dove chi lo fa vivere mette in gioco se stesso e coinvolge il pubblico in una relazione non passiva.
A determinare la densità e la forza d’impatto emotivo del processo creativo teatrale, sono le relazioni che si stabiliscono tra gli individui coinvolti nel gioco delle azioni sceniche. Se si considera in questo modo il teatro come strumento di relazione e luogo d’educazione sentimentale, è semplice comprendere come esso divenga un mezzo eccellente d’indagine e di sviluppo della sfera affettiva per il portatore di handicap. Il gioco teatrale attraverso l’ascolto di precisi percorsi musicali e l’elaborazione di partiture gestuali, consente all’attore portatore di handicap in prima persona e agli operatori che ne condividono l’esperienza, di vivere la propria affettività oltre ai confini famigliari, entro i quali questa viene ad essere di solito compressa, e ben oltre quelli camerateschi o paternalistici, che spesso s’incontrano nel tessuto sociale di riferimento del portare di handicap o del semplice rapporto terapeutico.
Nella condivisione commossa della realtà dell’handicap, permettiamo che il teatro invada le nostre zone di sicurezza, mostrandoci ciò che normalmente la società rende invisibile, (diversità, sofferenza, malattia) facendoci avvicinare al mistero del confronto sempre rimandato con l’altro che è in noi.
Il gioco del teatro, che non è mai indotto ma suggerito, consente di cercare con leggerezza gesti e suoni di una comunicazione non verbale. Linguaggio sicuramente diverso da quello convenzionale e quotidiano ma altrettanto complesso e articolato.
Entrando in percorsi sensoriali e spaziali si ha la possibilità di elaborare liberamente piccole sequenze gestuali, di ripetere frasi e testi, che suggeriti con discrezione s’impastano a voci e corpi abituati a tacere.
La memoria affettiva e sensoriale del portatore di handicap, se gelosamente custodita e protetta dagli educatori, permette la storicizzazione dell’esperienza. In tal modo chi conduce può attuare dei veri e propri “furti”, dei momenti più intensi del gioco e lasciare che questi si ripetano in tutta la loro fallibilità anche in scena.
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MOSTRA
Da Parco Butterfly ad Xe
1984 - 2007
a cura di Carla Chiti e Bruno Casini
allestimento Tiziana Draghi e Loretta Mugnai
Un racconto "per immagini" che cerca di mostrare attraverso la ricerca artistica di Julie Ann Anzilotti e le memorabilia, i documenti, le foto delle due compagnie, un tassello del complesso mosaico della danza in Toscana: numerose compagnie, ciascuna con una propria specificità, un proprio mondo definito e forte, prepotentemente riconoscibile nei propri connotati.
Un percorso attraverso gli spettacoli presentati uno dopo l'altro, in progressione, a far emergere, via via, il lavoro preciso nelle zone limitrofe fra teatro e danza, performance ed evento, una scrittura drammaturgica scarna ed interiorizzata, un alfabeto poetico coerente, organico anche se "aperto" che fa tesoro di un passato di segni, di relazioni, di forme espressive per continuare a far propria la necessità di mettere ancora al primo posto la ricerca.
Colonna sonora della mostra sono i brani contenuti nel CD "La Strana Festa", con le musiche originali scritte e interpretate dal compositore Steven Brown dei Tuxedomoon, per lo spettacolo "La Strana Festa" della Compagnia XE.
musiche Steven Brown
recording and mastering Roberto Nigro
Produzione Compagnia Xe
Proiezione del video “Da Parco Butterfly ad Xe” contenente estratti degli spettacoli realizzati dalla coreografa Julie Ann Anzilotti dal 1984 ad oggi.
Videoediting Elsa Mersi
Il tempo ed il suo scorrere: un tempo spesso dissonante, crudele, inconciliabile; un tempo scandito da ripetizioni, errori, detriti che trascina con sé, ma anche misterioso orologio che misura emozioni, sogni, immaginari nuovi. Necessità di fermarsi, ri-pensare.
Anche a questo sembra rispondere "Da parco Butterfly ad XE" che cerca di mostrare un tassello del complesso mosaico della "danza in Toscana": numerose compagnie ciascuna con una propria
specificità, un proprio mondo molto definito e forte, prepotentemente riconoscibile nei propri connotati. Un racconto "per immagini" di un percorso attraverso gli spettacoli presentati uno dopo
l’altro, in progressione, a far emergere, via via, il lavoro preciso nelle zone limitrofe fra teatro e danza, performance ed evento, una scrittura drammaturgica scarna ed interiorizzata, l’attenzione e la pulizia del gesto, la denuncia della "volgarità" imperante affidata al progetto d’indagine sul femminile di alcune figure emblematiche, così come la ricerca sull’infanzia, sulla sua innocenza come possibile riscatto poetico all’oggi.
"sempre più essere imprudenti e sereni come forze della natura"
Carla Chiti
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“ LA STRANA FESTA ” NUOVO CD DI STEVEN BROWN
Ancora una volta i percorsi artistici della coreografa Julie Ann Anzilotti e di Steven Brown tornano ad incrociarsi, riconfermando la loro straordinaria sintonia. L’occasione è lo spettacolo ‘La strana festa’ andato in scena per il quale il musicista americano ha composto ed eseguito dal vivo le musiche originali capaci, anche in questo caso, di creare un dialogo musicale con l’azione scenica, di straordinaria capacita’ narrativa.
La musica de ‘La strana festa’ nasce a citta’del Messico dove Steven inizia a comporre con Nikolas Klau; indicazioni e ispirazioni arrivano per mezzo telefonico e posta elettronica da parte della coreografa .I due musicisti passano lunghe notti nella citta’ più grande del mondo cercando di esprimere, con la musica, sentimenti quali l’amore, l’amicizia, i turbamenti dell’adolescenza. Il romanzo a cui il lavoro s’ispira, ‘Le Grand Meaulnes’ di Alain Fournier è, di fatto, punto di partenza e pretesto per affrontare quell’età ingrata ma ineguagliabile che è l’adolescenza con i suoi miti e quegli aspetti che non ci abbandonano mai, l’atmosfera incantata della giovinezza, le inquietudini, le gioie, le esuberanze, le timidezze, l’esigenza di verità, di assoluto, l’incapacità di esprimersi con le parole…temi cari e vicini ad un musicista come Steven Brown che restituisce nel tempo e nello spazio dello spettacolo e nel cd il sapore di quegli stati emotivi attraverso la sua musica: sonorità malinconiche, rarefatte, minimaliste, ma anche dilatazioni cameristiche, lievi, accanto ad improvvisi slanci, suoni taglienti, inquieti. Ancora grande musica ‘sperimentale, visionaria, dalla straordinaria sensibilità che accompagna l’espressione dei volti, in-segue i movimenti, s’insinua tra i passi dei danzatori sottolineandone l’azione.
Disco ondivago, oscillante, come sanno essere le emozioni.
In vendita presso la mostra “ Da Parco Butterfly a Xe “ a cura di Bruno Casini e Carla Chiti presso la Biblioteca Comunale di San Casciano Val di Pesa Firenze.
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